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Intervista al Dott. Pampiglione

Aree urbane e Industriali: è allarme ratti!

Come mai siamo in piena “emergenza ratti” in alcuni territori e situazioni urbane?

“Mentre nei comuni diminuiscono le risorse per la raccolta dei rifiuti e per le necessità primarie di igiene ambientale - afferma il Dott. Pampiglione – contemporaneamente aumentano i problemi connessi alla presenza di ratti. La scarsità di risorse che i Comuni lamentano, ha purtroppo ridimensionato i programmi di controllo periodici e soprattutto la prevenzione. A ciò si aggiunge il fatto che spesso gli interventi vengono svolti da persone non preparate e aggiornate sulla materia, vale a dire con poca professionalità. In troppe realtà territoriali il disinfestatore è ancora visto non come un professionista al quale dare credito, ma un generico operaio, il cui servizio si basa esclusivamente sulla convenienza nei costi applicati. Tutto questo è molto grave, perché invece il tema della prevenzione e della derattizzazione potrebbe evolvere in positivo, assicurando migliori risultati e minore impatto sull’ambiente e rischi per le persone. Inoltre la derattizzazione moderna va verso la detossificazione dell’ambiente in cui si opera, lavorando proprio sulla prevenzione, ed eventualmente con un impiego di derattizzanti limitato. Come hanno dimostrato le situazioni venutesi a creare nei mesi scorsi (Roma è stato l’esempio più citato), solitamente i Comuni affrontano il problema dei ratti in maniera sporadica o con ritardo. Il servizio di derattizzazione è per lo più condotto senza una strategia precisa, con il rilascio a cielo aperto di grandi quantità di esche rodenticide, mentre l’uso degli erogatori di sicurezza è limitato o non applicato. Non esiste, inoltre, una mappatura del territorio né sono presi in considerazione gli aspetti di impatto ambientale. Infine, le collaborazioni tra gli Enti preposti ai controlli risultano, nella gran parte dei casi, inesistenti.” Ci sono esempi positivi di amministrazioni in controtendenza, che svolgono programmi coerenti ed efficaci contro la piaga dei ratti?

Si notano interessanti esempi di un cambio di mentalità rispetto al problema, sia al Nord, come al Centro e al Sud d’Italia. Ci sono infatti amministrazioni che hanno intrapreso un programma di derattizzazione intelligente e razionale, a basso impatto per l’ambiente, con risultati decisamente positivi. Importante è sottolineare che quanto può fare una amministrazione comunale in uno specifico territorio, può essere applicato anche a livello più mirato da aziende che devono fronteggiare il problema dei ratti negli spazi e negli ambienti delle loro imprese.

Pensiamo ad esempio alle aziende agricole, alimentari o che hanno strutture logistiche a rischio. Anche gli ambienti di un’impresa meccanica, ad esempio, possono essere presi di mira dai ratti, in particolare se esistono situazioni che favoriscono la loro presenza, all’interno o all’esterno.

Un caso tipico è quello di un’azienda che confina con una piccola discarica di rifiuti urbani; oppure dove i ratti trovano un rifugio ideale particolarmente protetto e tranquillo, dove stazionare e proliferare. In ogni scenario è comunque da evitare e ormai obsoleta la derattizzazione svolta secondo la pratica del “lancio” di esche avvelenate. Non solo perché così si consumano grossi quantitativi di derattizzante. In questi casi solitamente scarsa è anche l’attenzione alla scelta dei principi attivi e al tipo di formulazione da impiegare. Ulteriore problema: non vengono fatte mappature delle aree a maggior rischio, né il monitoraggio dei consumi di esca attraverso l’uso di postazioni fisse (erogatori). In questo modo gli interventi di derattizzazione presentano spesso notevoli rischi per l’ambiente così come alto è il pericolo di intossicazioni accidentali.

Quando invece ci si affida a specialisti del problema, si può stabilire un programma di intervento tanto sicuro quanto efficace. Primadi tutto si procede a determinarele zone di maggior presenza dianimali attraverso le segnalazionidelle persone che abitano e lavoranoin zona, ai quali si aggiungonosopralluoghi mirati. Tutti gli impiantidi derattizzazione installati vengonomappati su apposita planimetria esono messe a punto delle schede dirilevamento, da compilare ad ogniispezione. Dal “lancio” massicciodelle esche si può così passare ad unposizionamento mirato delle stessenegli erogatori di sicurezza o baitbox: sono rigidi, resistenti agli urtied alle intemperie, non apribili daterzi in quanto ispezionabili solo conun apposito chiavino in dotazione.All’interno degli erogatori l’accessoè possibile, grazie a due fori, soloa ratti e topi, salvaguardandopertanto gli altri animali non nocivi.

Per quanto riguarda la scelta della formulazioni dei principi attivi, se in passato si interveniva solo con candelotti paraffinati e pellet, senza un’attenta analisi delle specie presenti e dell’ambiente in cui si operava, si è passati in questi ultimi anni a esche maggiormente efficaci e sicure per le persone e per l’ambiente, oltre che più resistenti alle condizioni climatiche e alle dinamiche tipiche dei roditori. Per fare un esempio: le concentrazioni di tossicità di questa nuova generazione di esche sono di circa il 50% in meno rispetto alle normali concentrazioni d’uso; anche in questo modo si contribuisce a ridurre l’inquinamento ambientale dei rodenticidi. Le sostanze di nuova generazione sono potenti contro i ratti e meno invasive verso le altre specie animali, prima fra tutti cani e gatti.

Queste attenzioni che risultati stanno determinando dove vengono applicate? Attraverso l’uso degli erogatori, oltrea proteggere l’esca e a garantire unlivello di sicurezza decisamente piùalto rispetto alla derattizzazione acielo aperto, è stato possibile stilareun programma di monitoraggio cheha consentito il controllo degli effettiviconsumi da parte dei roditori e diconseguenza una riduzione notevole,fin nel primo anno dopo l’inizio delprogramma, delle quantità di escautilizzate. Per fornire dei dati, ci sonocasi nei quali si è passati da circa 200kg di esca ai 150 kg, quindi con unariduzione molto consistente.Un ulteriore passo avanti èrappresentato dalla mappaturadigitale delle aree sottoposte aderattizzazione, al fine di migliorareulteriormente la qualità e l’efficaciadel servizio. Sempre da questopunto di vista è importantecoinvolgere maggiormente i cittadini, le industrie nel tessuto urbano ealtri Enti ancora sprovvisti di unpiano di derattizzazione adeguato.Il tutto dovrebbe sempre essereaccompagnato da programmi disensibilizzazione alla cittadinanza,aventi come obiettivo una maggioreducazione civica per l’ambienteurbano ed un’attenta informazionesul problema dei roditori, intornoa cui circolano ancora numeroseleggende e miti che spesso non fannoaltro che alimentare inutili allarmismi.D’altro lato per il futuro è importantecontinuare a bonificare le aree arischio e iniziare un’opera permanentedi educazione ambientale rivolta allacittadinanza, avente come destinatariprima di tutto le scuole, i gestoridi esercizi alimentari e le impresemaggiormente a rischio.”